22 ottobre 2013 – Il Crocifisso nella storia dell'arte cristiana nel territorio diocesano

Le opere in mostra sono state individuate in base alla loro qualità, alla capacità di essere rappresentative di una specifica sensibilità e quindi alla necessità di interventi conservativi. Tre dei crocifissi scelti, infatti, sono stati sottoposti a restauro da parte di operatori specializzati. Tutti sono datati tra il XIV e il XVIII secolo, ma l'origine della rappresentazione di Gesù crocifisso è molto più antica, ed è legata alla svolta impressa da Costantino con l'editto di Milano. I crocifissi più antichi in mostra si trovano in chiese parrocchiali ma provenivano dai monasteri vicini andati soppressi. Quelli che si sono “salvati nel tempo” hanno subìto una trasformazione, talvolta ridipinti perché destavano troppa impressione nei devoti. Non conosciamo il nome degli artisti per i crocifissi più antichi. La mancanza di documentazione o l'alterazione dell'immagine rende difficile, infatti, la ricerca storica.
Il primo crocifisso è quello della cattedrale di Padova in cui lo scultore insiste sull'espressione dolorosa del volto. Dopo il mille infatti comincia a diffondersi in Occidente un tipo di raffigurazione del crocifisso in cui Gesù appare morto, con gli occhi chiusi e la testa reclinata verso il basso. Si tratta di una tipologia di origine bizantina che pone l'accento sulla passione, sulle sofferenze patite da Cristo per l'uomo. Nel crocifisso di Polverara (uno dei tre restaurati), invece, Cristo appare già spirato sulla croce. Il terzo crocifisso è quello di Chiesanuova, proveniente, però, da altra chiesa al momento sconosciuta. La figura appare più composta e il crudo realismo è in parte riassorbito. Con il crocifisso di Donatello siamo in pieno umanesimo cristiano: cambia la raffigurazione dell'uomo e si guarda, nel contempo, alla bellezza e all'armonica compostezza del corpo. La muscolatura, lo scheletro, la posa naturale viene presentata in forma idealizzata. La sofferenza medioevale cede il passo alla pacatezza, alla bellezza spirituale che va oltre l'umanità stessa. Un corpo umano che nella sua perfetta bellezza, allude alla natura divina di Gesù. Il crocifisso di Santa Maria in Vanzo risale al '500 e mostra un corpo proporzionato ed un volto che esprime serenità e dignità. Con il crocifisso dell'oratorio di San Valentino presso la parrocchia di Santa Tecla a Este dello scultore Francesco Terilli siamo nel '600, a fine rinascimento, allorché il corpo appare con proporzioni asciutte, rilassato e non vi è segno di sofferenza. Il motivo è da ricercarsi nell'avvento della controriforma cattolica che nel riaffermare il culto devozionale ha imposto il culto dell'immagine e il crocifisso negati dal calvinismo di matrice protestante. Il sesto crocifisso è del '600 e si trova a S. Gaetano di Padova; realizzato da Agostino Vannini mostra un Cristo vivo con gli occhi aperti rovesciati all'indietro. Il torcersi della figura esprime vitalismo come se il Cristo si staccasse dalla croce per andare verso l'alto (è contenuta l'idea della Resurrezione). L'ultimo crocifisso è firmato e datato. Risale al 1733, scolpito dall'allora ottantenne Giovanni Bonazza, possiamo ammirarlo alla Chiesa di Santa Lucia in Padova. Cristo appare morto ma con l'eleganza tipica del periodo rococò (si pensi alle gambe affusolate e alla forma simmetrica delle braccia).